.
Annunci online

 
questionedigenere 
...prospettive femminili
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  myspace
dustinthewind69
  cerca

 

 



le ragioni&la pazienza
del ragno...
 


Questo blog non rappresenta una testata
giornalistica. Viene aggiornato
senza alcuna periodicità. Non può
considerarsi un prodotto
editoriale ai sensi della legge n°62
del 7.03.2001.

Le immagini inserite
in questo blog sono
tratte in massima parte
da Internet; qualora la
loro pubblicazione
violasse eventuali diritti
d'autore, vogliate
comunicarlo e saranno
rimosse.



su

myspace.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Diario | cassandra | segnalazioni | gossip di genere | incontri | sul mio comodino | ritratti di donne napoletane |
 
Diario
1visite.

21 dicembre 2008

intervista: parla Curzia Ferrari, l'ultimo amore di Quasimodo

 





“Questo libro non avrei voluto scriverlo. Mi tratteneva la remora di tornare su un personaggio che ha fatto parte della mia vita, pur essendo ormai sentimentalmente archiviato, come la legge del tempo impone”.
Èquesta l’introduzione che Curzia Ferrari, ultimo amore di Salvatore Quasimodo, fa al suo libro Dio del silenzio, apri la mia solitudine”(Ancora Editore). Lo incontriamo negli ultimi anni della sua vita, alle prese con il successo mondiale ottenuto nel ‘59, ma ancora “fragile e tormentato”, come lo definisce la sua compagna, alla ricerca di piccoli trionfi (“Nobel riconosciuto ed ossequiato, girava con i ritagli dell’«Eco della Stampa» in tasca per mostrarli al panettiere e al fruttivendolo”) e di grandi risposte. «Dio resta per lui un desiderio insoddisfatto che a lungo lo lascerà prostrato- racconta la scrittrice- una ricerca esistenziale e letteraria, da cui muovevano le nostre discussioni interminabili, quel cammino parallelo che mi trovava un passo più avanti nella fede, a porgergli una mano».
Il libro è un passaggio di scritture e stili che si adeguano di volta in volta agli argomenti critici, mistici, letterari. Di cronaca, di storia e di biografia, ma questa solo a tratti. Si parte dalla fede, dall’impossibilità di andare oltre il decimo libro di Sant’Agostino, quando il santo filosofo trova la fede e Quasimodo poeta non resta che una presenza rassegnata del suo stesso scetticismo: si attraversa la vita di quest’uomo “ un po’ arabo, molto greco e, scrisse Vittorini, a tratti anche spagnolo”. «Carne, decisamente- aggiunge Curzia Ferrari- un uomo ricco di fisicità, quella stessa che riempì il nostro intenso rapporto. “Senza di te la morte”, mi scrisse, e me lo ripeteva ogni volta». Geloso e possessivo, amante ardente che difficilmente accettava di avere accanto una donna indipendente, una giornalista, una traduttrice, una lettrice appassionata di Dostoevskij, che si nutre di letteratura russa e dei suoi temi esistenziali.

È un testa a testa difficile, lungo intenso, un confronto a tratti cruento, con i due guerrieri obbligati al riposo. Le interminabili discussioni sulla fede, sulla vita, la difficoltà di gestire questa passione bruciante: «Sono diventata una donna al suo fianco, determinata a non cedere mai di un passo la mia indipendenza. Un investimento emotivo enorme, lui era un uomo totalizzante, non accettava l’idea che io non appartenessi solo a lui, che la mia intelligenza non fosse solo al servizio delle sue riflessioni». Ciononostante, è lei il suo punto di riferimento, spirituale e fisico. C’è un freno intimo nel racconto, un privato che si libera solo a tratti, come quando racconta che era solito scriverle poesie d’amore sui fazzolettini al bar o tartassarla di telefonate perché morso da una profonda e lacerante gelosia. Scopriamo che è stato per lei un’amante ardente: “lettere ad alta temperatura erotica” scrive Giovanna Musolino, parlando del carteggio tra Quasimodo e la Ferrari, ma anche a questo punto, un pudore naturale nasconde il nocciolo segreto, non ci concede di andare oltre. Come faceva a fargli confessare i suoi tormenti? “Certe confidenze – forse le più alte e le più autentiche, fatte col sangue che batte contro sangue – vengono fuori fra le braccia della donna amata, dopo l’impeto della dedizione. Sacrali e irripetibili” racconta nel libro, e aggiunge a voce: «Con grande tenerezza ricordo i momenti in cui mi guardava dormire. Restava a fissarmi paragonando il mio sonno alla morte. Una visione completamente lontana dall’idea della fine, vicina piuttosto all’idea dell’inizio. Quasimodo ripeteva “Thanatos Athanatos”, la morte della morte. Come dire che l’immobilità è la perfezione- e aggiunge- Quando avrò finalmente la donna mia di marmo… racconta in una delle sue poesie, la bellezza che non passa, che non è l’attimo, non è l’agitazione, non è il fare l’amore, che pure era una cosa bellissima, ma il dopo, il vedermi ferma accanto a lui, l’amore sublimato. Una pace spirituale lontana, non a caso lui preferisce scrivermi “prepara il nostro letto di vivi”, nella splendida Poesia d’Amore, una delle poche cose sue che ho esposte qui, in casa».
Si sfogliano le pagine e ci si ferma a guardare gli scatti in bianco e nero allegati al libro. Come una lucertola, è immortalato a rubare un raggio di sole nella primavera del ’65: Curzia Ferrari lo coglie appoggiato a un muro, in uno dei loro segreti giochi d’amanti; un espediente, la fotografia, inventato da lei per alleggerire la tensione, per cogliere nel privato il suo uomo: “Una posa da attore, perché il gusto della scena ce l’aveva nel sangue, dico nel libro, ma la mia idea nel fotografarlo, era trovare un modo per ridere. Ridevamo delle sue pose strane, delle situazioni buffe che si creavano. Non avevamo molti spunti di risate. Allora ero io a smorzare i momenti più cupi. Il più delle volte ero io a sorridere di lui perché veniva da me proponendomi cose stravaganti per lui normalissime, sorridevo delle piccole stranezze che faceva. Salvatore del resto era un uomo dalla forte ironia, un’ironia a volte tagliente». Nel libro si racconta a passi veloci la sua incapacità diplomatica, quel non aver saputo mai mediare, anche politicamente: «Detestava ogni forma di potere, ogni gerarchia. La sua ironia era geniale ma non l’ha mai circondato di consensi».
Di Montale la Ferrari racconta che erano soliti cambiare marciapiede quando spesso si incontravano in via Brera, ma più complesso è il racconto che fa del rapporto che Quasimodo ebbe con altri due personaggi di spicco della cultura italiana: «In quanto a rapporti conflittuali non posso non ricordare quello con Oriana Fallaci, nato durante un’intervista. In un suo libro lei lo mise tra gli antipatici, lui la ricambiò con un orribile epigramma. Eccessivo a mio parere. Ho molto amato la Fallaci. L’altro personaggio con cui non andò mai d’accordo fu Pasolini. Mi viene ancora da sorridere pensando al suo commento alla notizia del Premio: “La giuria del Nobel, premiando Quasimodo, ha fatto del male soprattutto a lui”. Ovviamente per “lui” Pasolini intendeva Quasimodo, non se stesso (ride ndr). È stato uno straordinario saggista, ma non credo abbia capito molto di poesia. Dal canto suo Salvatore continuò a pubblicare epigrammi taglienti e non fece nulla per ingraziarsi quei circoli e salotti a cui non amava prendere parte e da cui non vedeva l’ora di fuggire. Ricordo il modo in cui mi tormentava di bigliettini passati sotto al tavolo, al ricevimento di turno. Portami via, seguitava a ripetermi in mille modi. Io sapevo che era impossibile e cercavo di intrattenerlo e distrarlo- e conclude- non era fatto per la politica. Ci tengo del resto a sottolineare che Quasimodo, come tutti i poeti, non capì mai niente di politica, sebbene il suo coltissimo discorso a Stoccolma, in occasione del Nobel, si intitolasse proprio “Il poeta e il politico”. Di base credeva che il poeta debba cercare la sua Verità, ma non è detto che la trovi, anzi, è quasi certo che non la troverà, ma sa comunque che è una sola e non può cambiarla per un’occasione più utile».


Curzia Ferrari
Dio del silenzio, apri la mia solitudine”(Ancora Editore).






permalink | inviato da questionedigenere il 21/12/2008 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
novembre        gennaio