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13 gennaio 2009

il filosofo e la birichina





Fuoco di fila dalla famiglia Croce e dai crociani, critiche aspre per un romanzo che mette a nudo uno dei filosofi più austeri e autorevoli del pensiero contemporaneo:“Lou, luce della mia vita, ardore dei miei fianchi, certe volte ritorno con prepotenza ai nostri primi incontri, al nostro vicendevole rivelarsi, in una Napoli ancora sotto lo choc della guerra”. Lou Andreas Salomé scrive in tedesco, Benedetto Croce le risponde in italiano, sono loro i protagonisti de “Il filosofo e la birichina” (Marlin Editore), scandaloso e inedito carteggio ritrovato a Göttingen da Sergio Lambiase. Sullo sfondo una città perduta nella guerra, e nella passione travolgente dei due amanti: «Nel mio libro Croce è curioso e umorale, come avrebbe potuto essere se non si fosse irrigidito nel monumento di se stesso (anche per colpa di chi gli stava intorno, a cominciare da discepoli e agiografi) - racconta Lambiase- Ne fece un monumento anche la cultura di sinistra. Gramsci dedica pagine e pagine al filosofo napoletano, dissentendone ma elevandolo su di un piedistallo (e così Togliatti). Eppure c’è stato un Croce imprevedibile, quello che convive per anni (cosa scandalosa cento anni fa) con la giovane e conturbante Angelina Zampanelli, al punto da rivolgersi a uno scultore perché la immortalasse con le mammelle nude».

In punta di penna (quasi a non volerlo riportare) siamo obbligati a svelare che il carteggio è fittizio, che tutto nasce dalla mente del suo autore, affascinato e sedotto dai due protagonisti, attratto dalla curiosità di combinare due chimiche improbabili e vedere cosa ne venisse fuori: «Mi hanno accusato di stupidità: sense of humour da parte di nessuno. Ma il mio gioco è così palese che nella prima lettera di Croce c'è l'incipit di “Lolita” di Nabokov! Mi sono inventato tutto, Croce e la Salomé non si sono mai conosciuti, la Salomé non è stata mai a Napoli né a Capri. Insomma, la rivolta dei crociani e di chi non può ammettere che la letteratura possa essere gioco, paradosso, ironia…- e aggiunge, descrivendo l’alchimia che ha sortito la combinazione dei due personaggi -Il rapporto tra Lou Salomé e Croce mette in moto una dialettica dei sentimenti. La Salomé è stata una donna straordinaria: protofemminista, ispiratrice di anime elette (Nietzsche, Rilke), studiosa di psicoanalisi apprezzata da Freud che si affretta a pubblicare sulla rivista “Imago” un suo serissimo scritto sull’erotismo anale. Solo Lou era capace di sommuovere dal profondo l’io di Croce, infrangendo la dura scorza di studioso insensibile al gioco variegato dell’esistenza». È un omaggio quello che Lambiase riserva in apertura alla musa della letteratura erotica, Lolita; è a lei che chiede ispirazione per la sua scrittura. Con un sottile gioco di parole, un intrigo che si celebra nell’assonanza dei loro stessi nomi Lou-Lo sarà la famme fatale che metterà Croce nei panni di Benedetto-Humbert. Le lettere sono uno svelarsi reciproco, un passaggio intrigante di confessioni (dai sogni alla scoperta della sessualità) nel quale cedono tutte le educate ragioni del vivere per un confronto-scontro vis-à-vis. A volte è un navigare a vista, tra esaltazioni e cadute dell’eros, sapendo bene l’una e l’altro che tutto può spegnersi dopo un’ultima vampata, a causa della lontananza. L’erotismo decritto è una suggestione matura: «Ho voluto raccontare il richiamo irresistibile dell’Eros anche quando si sono lasciati alle spalle, da moltissimo, i confini dorati della gioventù. Nel 1918, quando si conoscono, e la passione esplode, lei ha cinquantasette anni e lui cinquantadue… ». A ben vedere, il carteggio d’amore, l’infuocato racconto di passioni intime, si prestano come espediente (bello e coinvolgente) per raccontare quanto animava lo spirito di quegli anni: la nascita della psicoanalisi, la filosofia, la letteratura…, e giocare con i ruoli nei quali i grandi personaggi vengono solitamente cristallizzati: «Ho fatto innamorare Croce di Lou. Lei fu l’ispiratrice di Nietzsche e lui ne fu, filosoficamente parlando, il nemico, l’anti-Nietzsche per eccellenza. E con un po’ di perfidia ho immaginato che Croce, filosofo che guardò sempre con sospetto alla psicoanalisi, nel romanzo si abbandonasse lentamente al suo richiamo, fino all’idea di scrivere un libro, mai portato a termine, dal titolo:Perché non possiamo non dirci freudiani”».




permalink | inviato da questionedigenere il 13/1/2009 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 gennaio 2007


Berlusconi: quando si dice il sex appeal!               




Eh sì che i panni sporchi non si lavano…su Repubblica!

Ma è vero anche che questa volta, la signora Berlusconi ha fatto proprio bene. Se notoriamente il signor marito fa il lumacone (come i signori mariti di parecchie mogli) c'è da dire che ai telegatti ha esagerato e così, la notoria riservatezza dell’ex first lady non ha più retto. Ed è esplosa. Un’esplosione mirata e centrata che ha prodotto una lettera ufficiale di scuse.

Eh sì, il Silvione nazionale non è mai risultato particolarmente elegante nelle sue esternazioni da ‘sensualone latino’ (come parecchi altri signori mariti) ma questa volta ha dovuto fare più fatica a recuperare la figuraccia. Non tra quattro mura di casa, magari con corredo di piatti, bicchieri e pentole varie in volo, ma sulla prima pagina di uno dei quotidiani più letti d’Italia i due coniugi si sono chiariti dopo un umiliante mea culpa.

Che soddisfazione, l’ennesimo macho che orecchie basse torna “sotto il pacchero della moglie”!

Ovviamente, per la cronaca, i giornali stranieri l’hanno annoverata tra le nostre tipiche stranezze. E anche qui, velo pietoso.

 




permalink | inviato da il 31/1/2007 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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