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24 luglio 2017

Martin Rua - L'enigma del Libro dei Morti

         

Martin Rua- L'Enigma del Libro dei Morti

Il luogo dal fascino assoluto è certamente quello di Rennes-le-Château, ma non è detto.

L’intimo Sud della Francia, terra di lingua d'oc, il sole morbido sul lungomare della Costa Azzurra, il fascino da le Mille e una Notte dei tramonti sabbiosi a Oriente… un succedersi suggestivo di momenti che in maniera dapprima latente e via via più prorompente mostrano un inquietante lato oscuro. Luoghi che si trasformano in un climax irrecuperabile. E non solo a causa della peste. Rua trasforma i suoi stessi personaggi che dominano la scena per coraggio, strategia, bellezza d’animo o per crudeltà, sensualità famelica, avidità di  potere. Un crescendo di tensione che si scontra tra le pagine a mano a mano che il romanzo si assottiglia. La fine è desiderata e temuta, come rare volte accade.

Sotto i nostri occhi si scioglie un intreccio oltre il tempo e oltre i luoghi: Montségur 1244, Linguadoca 1548, Francia- primavera del 2004...: c’è qualcosa che viene da lontano e come un’eco spaventosa replica il suo effetto fino ai giorni nostri, fino al maggio sconvolgente degli atti terroristici di Nizza e i bombardamenti di Aleppo. Storie che non si assocerebbero ma che Martin Rua tesse in un’unica trama, tanto abilmente da persuaderci che le verità alternative, in fondo, possono avere uguale autenticità. È un mosaico di personaggi, luoghi e momenti che sopravvivono indipendentemente, eppure, nella trama complessiva trovano ragione e completezza, corrispondenza gli uni negli altri, esplicitandosi. Tempi diversi lentamente si fondono in due quadri dominanti, che corrono parallelamente, periodi doppi dove figure gemelle si contendono lo stesso destino, affrontandosi per conquistare la stessa salvezza. Nostradamus contro Saunière. Si entra e si esce dal tempo presente (o dal tempo passato): è un libro sul passato o sul futuro? Entrambe le direzioni sono corrette.

La peste è una maledizione divina, il segno che la persecuzione del morbo è l’espiazione di ogni peccato. C’è un Medioevo mostruoso che piomba nell’era contemporanea devastandola. Ma è davvero così? E se la paura e la punizione fossero da sempre l’arma segreta per dominare i popoli? E non solo, il libro non teme di confrontarsi con alcuni tra gli argomenti più controversi dei nostri giorni, i migranti, il terrorismo, i vaccini, il dominio delle case farmaceutiche, i fronti nazionalisti, il ritorno inquietante di estremismi che si credevano sepolti, ma la linea di confine tra fanatici e uomini di scienza è netta e vagamente rassicurante: “È una storia vecchia come il mondo, quando si perdono le certezze il soprannaturale è l’unica soluzione”, ma nel romanzo si ha la sensazione che il sonno della ragione generi rassicurazioni pericolose e inquietanti.

Come precise figure su una scacchiera i personaggi trovano posto nella trama, e non ci si sottrae all’antica magia della scrittura, l’istante in cui si sceglie il “nostro” personaggio, quello per cui si farà il tifo, quello che seguiremo senza un attimo di esitazione. E se per caso si tratterà del Solitario, il nostro viaggio avrà bisogno di lasciare a terra lo scetticismo. Il suo specchio ci condurrà negli incubi più profondi dell’animo umano, dove la morte non è la fine, ma il tormento e la dannazione. In quello spazio, oltre, dove domina il nulla silenzioso.

Un libro di genere che non si lascia intrappolare. Una scrittura versatile si arricchisce di sfumature d'occorrenza: lo stile storico ci seduce tra roghi di streghe ed eresie catare, il mistery incalzante, ci lascia col fiato corto, fino a trovare dei momenti di intensa scrittura erotique, tutto a servizio di una storia complessa.


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