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le ragioni&la pazienza del ragno...

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13 ottobre 2011
emancipazione?
le donne hanno smesso di avanzare verso l'emancipazione quando hanno deciso di scambiare il sesso con il potere. Hanno perso anche il diritto al piacere (e alla poesia)
| inviato da questionedigenere il 13/10/2011 alle 13:15 | |
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28 giugno 2011
Luciana Viviani

La prima volta che si è sentita orgogliosa di essere italiana? Luciana Viviani non ci pensa più di un momento: «Quando i comunisti del dopoguerra portarono diecimila bambini napoletani a mangiare in Emilia Romagna, ospiti dei compagni, in un lungo viaggio estivo, contro la fame e la miseria della città più bombardata d’Italia». Il cognome non lascia dubbi sulle origini, Luciana, classe 1917, è figlia del celebre drammaturgo napoletano: «Lui era quello scomodo, non come De Filippo, lui squarciava i veli per vedere fino in fondo, affondava le mani, tirava fuori la vita che palpita. La voglia di parlare con la gente me l’ha trasmessa lui». È lei tra le organizzatrici dei treni della solidarietà, tra le promotrici del Comitato per la salvezza dei bambini, ex partigiana, militante dell’UDI, tra le fondatrici del PCI a Napoli, tra le prime donne in Parlamento, deputata per vent’anni, dal 1948 al 1968: «Andammo a prendere i bambini nelle zone più sofferenti, i vicoli, dal Pallonetto al Vasto, a Montecalvario…lottammo contro i pregiudizi della gente verso il partito e la campagna denigratoria delle parrocchie: si diceva casa per casa che i bambini sarebbero stati deportati in Russia. I primi a partire furono i figli dei compagni per dare l’esempio». Prima di tutto, bisognava conquistarsi la fiducia della gente: «Ero abituata alle situazioni difficili. Per anni sono stata il megafono di tanta gente della mia città, la sola a cui era dato il permesso di fare comizi nei quartieri pericolosi. Ero la figlia di Viviani, scortata dai compagni di partito e spesso da qualche caporione che alla fine del comizio “controllato” mi diceva con devozione, saluti a vostro padre». Una ragazza del secolo scorso, che parla del comunismo senza perdere l’ironia (Rosso Antico, Giunti Editore), una vita vissuta: «Un piede dentro e uno fuori, perché tutto si deve amare, ma niente ci deve incatenare». Per questa ragazza partita dal suo Sud a un altro Nord, a militare per l’indipendenza femminile contro il padre padrone nelle fabbriche che vanno verso est; il Centro e Roma, la capitale della politica istituzionalizzata, lontana dai palchetti malmessi, i megafoni storti, le lunghe camminate a piedi prima di trovare la piazza: «I compagni di Vittorio Veneto mi accolsero con curiosità e quell’atavica diffidenza per tutto ciò che sa di meridionale. Alle riunioni bestemmiavano e non c’era nemmeno una donna. Inveivano contro i preti, i potenti della DC e principalmente contro di Lui, il conte Gaetano Marzotto, il lupo capitalista sotto le vesti d’agnello». E lei che, fra una bestemmia e l’altra, chiedeva di incontrare le operaie tessili, intimidite dalla famiglia e dalla chiesa, quelle che andava di nascosto a incontrare direttamente nelle fabbriche. Tutt’altro comunismo il partito napoletano: «Che voleva in Italia, come avevano fatto in Russia: ti trovavi “gomito a gomito, il compagno operaio, artigiano, professionista, intellettuale, sofistico, il compagno magliaro, contrabbandiere, ladruncolo, piccolo camorrista: sia la compagna tutta casa e figli, che la compagna prostituta, una composizione tumultuosa uno spaccato variopinto, un miscuglio autentico della città». Se dovesse scegliere un momento della sua vita da raccontare?: «Adoro i cavalli e la vela, i giorni passati a dominare l’acqua delle belle vacanze sull’isola Capri, il periplo dei faraglioni a nuoto». Figuriamoci se le sembra che valga la pena ricordare del Patto Atlantico e della lunga battaglia d’ostruzionismo in Parlamento, l’11 marzo del 1949 e 170 deputati del Fronte, dell’impegno tutto sulle sue spalle, che dovette parlare per ore, fino a sfiancare i presenti, quei deputati che quasi avrebbero preferito rinunciare, o la caduta del muro di Berlino, la fine di un sogno, l’inizio di un altro.
| inviato da questionedigenere il 28/6/2011 alle 13:47 | |
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5 ottobre 2010
101donne che hanno fatto grande Napoli (NewtonCompton)

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20 luglio 2010
"Sante Madonne e Malefemmine" uno spettacolo di Massimo Piccolo

da un'idea di Agnese Palumbo testi Agnese Palumbo e Massimo Piccolo regia Massimo Piccolo musiche originali Claudio Passilongo
una produzione "Luna di Seta" con il Patrocinio della Regione Campania

| inviato da questionedigenere il 20/7/2010 alle 12:57 | |
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17 febbraio 2009
*La Società Italiana delle Storiche
" vengano riaffermati i principi dello Stato di diritto, contro una proposta di legge che viola la capacità di scelta di uomini e donne, come sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
Non ultimo condanniamo con forza l’uso politico del corpo delle donne da parte di un’alta carica dello stato, che ha parlato del corpo di Eluana come “capace di generare un figlio”, ben sapendo di riferirsi a una persona incapace di esprimere la propria volontà e dunque di scegliere e decidere.
Viene infatti negato in tal modo quel principio di autodeterminazione e di scelta responsabile che il pensiero delle donne ha affermato con fermezza da molti decenni"
*La Società Italiana delle Storiche
si fa un passo avanti, per tornare a farne mille indietro: dalla persecuzione delle prostitute all'uso strumentale delle vittime di stupro, ad uso politico.
| inviato da questionedigenere il 17/2/2009 alle 17:0 | |
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31 gennaio 2009
considerovalore
Considero valore quello che domani non varrà più niente,
e quello che oggi vale ancora poco. e.de luca

| inviato da questionedigenere il 31/1/2009 alle 23:28 | |
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30 gennaio 2009
in uscita il 12 febbraio "Vento scomposto" il romanzo di Simonetta Agnello Hornby

“Vento scomposto” è il bucato attorcigliato sulle corde. Steso al sole e tormentato dal vento. Simonetta Agnello Hornby sceglie questa immagine per il suo ultimo libro, in uscita il 12 febbraio per Feltrinelli. Avvocato siciliano, si trasferisce a Londra per amore e da lì avvia la sua carriera di assistente legale, occupandosi soprattutto di diritto di famiglia per le comunità nera e musulmana. Sotto inchiesta, nel suo ultimo romanzo, finisce prima di tutto il Children’s Act, provvedimento ammirato da tutto il mondo, che nel 1989 rivoluzionò il sistema legale inglese in tema di minori, e rischia oggi di trasformarsi in un inutile groviglio burocratico: «Noi avvocati inglesi lo chiamavamo la Rolls Royce dell’assistenza pubblica. Secondo la legge il minore ha diritto a un suo tutore legale e a un suo avvocato a spese dello stato, sia nei casi di divorzio che di abuso- specifica l’autrice- la legge sostiene le famiglie e tutelare i minori; ma per far sì che il processo riesca, dovrebbe essere basato sulla collaborazione: c’è troppo attrito tra gli avvocati, i guardians (particolari assistenti sociali) e i periti, che godono di un diffuso senso di impunità». La struttura è quella già collaudata nei lavori precedenti, un romanzo che si snoda con i tempi e i ritmi di un “poliziesco”, dettati da documenti legali e deposizioni. Personaggi e fatti si intrecciano con la maestria di un regista teatrale, si ponderano entrate e uscite di scena. L’argomento è di quelli più disturbanti, un processo per pedofilia. L’accusato è un giovane padre di famiglia, esponente della “Londra bene”, un’esperienza molto lontana dall’idea borderline a cui spesso si pensa per questo tipo di reati: “Mike aveva gli occhi iniettati di sangue e la pelle grigia. Aveva ascoltato senza battere ciglio. - Prima di procedere, Mr Booth, voglio sentirle dire che lei non mi crede un abusatore sessuale./ - Se lo asserissi sarei uno stupido e, peggio, sarei anche un cattivo avvocato. Io devo esaminare ogni brandello di prova con mente aperta e dubitarne esattamente come il giudice- rispose Steve- Prendere o lasciarea”. L’avvocato descritto nel romanzo è un uomo distaccato, a tratti cinico: «Considero la pedofilia il reato peggiore in assoluto- racconta l’autrice- Lo affermo con la stessa tenacia con cui posso dire che il momento in cui si lavora a questi processi è drammatico, la tensione è enorme e così lo sforzo di restarne fuori, lasciando che il giudizio personale non offuschi l’azione professionale – e aggiunge- io sono Steve Booth, l’avvocato dei Pitt, solo che non innaffio le felci». E la figura dell’avvocato Agnello Hornby non è la sola verosimile nel romanzo: « Vento scomposto ha una genesi molto complessa. È la storia di un mio cliente. Da quando abbiamo risolto la sua causa ho sempre pensato che la gente avrebbe dovuto sapere quello che era successo». Lentamente “la controparte” acquisisce indizi e informazioni sempre più dettagliate. Mike Pitt, innocente o colpevole, si scopre circondato da una rete di “persone perbene”, insospettabili. Anche nei passaggi più tormentati si assume il distacco del reperto processuale: la voce delle bambine, l’interpretazione dei disegni, le indagini imbarazzanti, hanno la fredda analisi della giustizia. La scrittura non si attarda mai sull’aspetto morboso. Lo “stile legale” è l’antidoto migliore: “- Che tipo di toccare? / - Qui e lì. [Amy si indica le parti intime e il sedere]/ - Lo stesso tipo di toccare che non ti è piaciuto?/ - Sì./ - Pensi che il tipo di toccare di Lucy fosse in qualche altra parte del corpo dei grandi? […] Ti ricordi che abbiamo parlato della bocca? Il dentro della bocca. Qualcuno ti ha mai toccato dentro la bocca?”. Mike Pitt ha abusato della figlia di pochi anni? I piani sono volutamente indefiniti, la sessualità, carica delle sue naturali ambiguità, si deforma: “I suoi sensi si risvegliarono e si acuirono come mai prima e ondate di piacere si susseguirono intense diramandosi in tutto il suo corpo, deliziosamente. I demoni, pulsanti e danzanti, scesero su di lui e se lo portarono in un orrido mondo dove Mike ritrovò la ragazzina di Siracusa: lo eccitava. Mike odiò quel piacere”. Una condizione tutt’altro che romanzata descrive l’autrice: «La persona inquisita vive in uno stato di agitazione. Parliamo di un’accusa che genera una valanga sociale. I confini sono labili e il livello di autosuggestione è sconvolgente. Le cose più semplici, i piaceri più comuni vengono messi sotto inchiesta. Mi raccontano, le mogli, che spesso si torna ad una vita sessuale più antica. Si dice ad esempio che nei periodi di guerra, come in quelli di lutto, aumentino le incidenze delle nascite. È il bisogno di autoconservazione».
Dopo due romanzi di successo, La Mennulara e La zia Marchesa, legati alla Sicilia, Simonetta Agnello Hornby si allontana e si sposta su un’altra isola, l’Inghilterra. L’Italia è solo una finestra che si apre per brevi istanti tra le pagine: «Raccontare Londra è stata una sfida, ma io resto siciliana. Il mio sguardo, anche se lontano, rimane vigile, non si distrae – e a proposito degli ultimi fatti di cronaca, legati alla questione Lampedusa e l’immigrazione, un argomento che lei conosce bene aggiunge- Provo grande rammarico. L’Inghilterra ha accolto da sempre flussi migratori di ogni tipo e solo nel dopoguerra, quando c’è stato un afflusso notevole, diverso da quel 5% di immigrati di colore perfettamente integrati, si sono avute esperienze di intolleranza. Arrivarono in massa, voluti per impiegarli soprattutto nelle mansioni che gli inglesi non facevano più da anni. Il governo ha rimediato con misure legali potenti: le leggi contro il razzismo, per le pari opportunità… “positive discrimination” (misure per la protezione di persone svantaggiate, per un’uguaglianza di fatto); spesso messe a punto con una “politically incorrect”, che a me non piace. Oggi vedo una Sicilia triste, senza speranza. La corruzione è una condizione che c’è sempre stata, un’eccezione con cui si faceva i conti, ma adesso, ho quasi l’impressione che sia diventata la norma di cui nessuno si stupisce più».
| inviato da questionedigenere il 30/1/2009 alle 17:13 | |
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29 gennaio 2009
donne napoletane, lunatiche dieci anni prima di Verne




agnese palumbo
| inviato da questionedigenere il 29/1/2009 alle 2:16 | |
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13 gennaio 2009
il filosofo e la birichina

Fuoco di fila dalla famiglia Croce e dai crociani, critiche aspre per un romanzo che mette a nudo uno dei filosofi più austeri e autorevoli del pensiero contemporaneo:“Lou, luce della mia vita, ardore dei miei fianchi, certe volte ritorno con prepotenza ai nostri primi incontri, al nostro vicendevole rivelarsi, in una Napoli ancora sotto lo choc della guerra”. Lou Andreas Salomé scrive in tedesco, Benedetto Croce le risponde in italiano, sono loro i protagonisti de “Il filosofo e la birichina” (Marlin Editore), scandaloso e inedito carteggio ritrovato a Göttingen da Sergio Lambiase. Sullo sfondo una città perduta nella guerra, e nella passione travolgente dei due amanti: «Nel mio libro Croce è curioso e umorale, come avrebbe potuto essere se non si fosse irrigidito nel monumento di se stesso (anche per colpa di chi gli stava intorno, a cominciare da discepoli e agiografi) - racconta Lambiase- Ne fece un monumento anche la cultura di sinistra. Gramsci dedica pagine e pagine al filosofo napoletano, dissentendone ma elevandolo su di un piedistallo (e così Togliatti). Eppure c’è stato un Croce imprevedibile, quello che convive per anni (cosa scandalosa cento anni fa) con la giovane e conturbante Angelina Zampanelli, al punto da rivolgersi a uno scultore perché la immortalasse con le mammelle nude».
In punta di penna (quasi a non volerlo riportare) siamo obbligati a svelare che il carteggio è fittizio, che tutto nasce dalla mente del suo autore, affascinato e sedotto dai due protagonisti, attratto dalla curiosità di combinare due chimiche improbabili e vedere cosa ne venisse fuori: «Mi hanno accusato di stupidità: sense of humour da parte di nessuno. Ma il mio gioco è così palese che nella prima lettera di Croce c'è l'incipit di “Lolita” di Nabokov! Mi sono inventato tutto, Croce e la Salomé non si sono mai conosciuti, la Salomé non è stata mai a Napoli né a Capri. Insomma, la rivolta dei crociani e di chi non può ammettere che la letteratura possa essere gioco, paradosso, ironia…- e aggiunge, descrivendo l’alchimia che ha sortito la combinazione dei due personaggi -Il rapporto tra Lou Salomé e Croce mette in moto una dialettica dei sentimenti. La Salomé è stata una donna straordinaria: protofemminista, ispiratrice di anime elette (Nietzsche, Rilke), studiosa di psicoanalisi apprezzata da Freud che si affretta a pubblicare sulla rivista “Imago” un suo serissimo scritto sull’erotismo anale. Solo Lou era capace di sommuovere dal profondo l’io di Croce, infrangendo la dura scorza di studioso insensibile al gioco variegato dell’esistenza». È un omaggio quello che Lambiase riserva in apertura alla musa della letteratura erotica, Lolita; è a lei che chiede ispirazione per la sua scrittura. Con un sottile gioco di parole, un intrigo che si celebra nell’assonanza dei loro stessi nomi Lou-Lo sarà la famme fatale che metterà Croce nei panni di Benedetto-Humbert. Le lettere sono uno svelarsi reciproco, un passaggio intrigante di confessioni (dai sogni alla scoperta della sessualità) nel quale cedono tutte le educate ragioni del vivere per un confronto-scontro vis-à-vis. A volte è un navigare a vista, tra esaltazioni e cadute dell’eros, sapendo bene l’una e l’altro che tutto può spegnersi dopo un’ultima vampata, a causa della lontananza. L’erotismo decritto è una suggestione matura: «Ho voluto raccontare il richiamo irresistibile dell’Eros anche quando si sono lasciati alle spalle, da moltissimo, i confini dorati della gioventù. Nel 1918, quando si conoscono, e la passione esplode, lei ha cinquantasette anni e lui cinquantadue… ». A ben vedere, il carteggio d’amore, l’infuocato racconto di passioni intime, si prestano come espediente (bello e coinvolgente) per raccontare quanto animava lo spirito di quegli anni: la nascita della psicoanalisi, la filosofia, la letteratura…, e giocare con i ruoli nei quali i grandi personaggi vengono solitamente cristallizzati: «Ho fatto innamorare Croce di Lou. Lei fu l’ispiratrice di Nietzsche e lui ne fu, filosoficamente parlando, il nemico, l’anti-Nietzsche per eccellenza. E con un po’ di perfidia ho immaginato che Croce, filosofo che guardò sempre con sospetto alla psicoanalisi, nel romanzo si abbandonasse lentamente al suo richiamo, fino all’idea di scrivere un libro, mai portato a termine, dal titolo: “Perché non possiamo non dirci freudiani”».

| inviato da questionedigenere il 13/1/2009 alle 19:55 | |
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21 dicembre 2008
intervista: parla Curzia Ferrari, l'ultimo amore di Quasimodo


| inviato da questionedigenere il 21/12/2008 alle 21:20 | |
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8 novembre 2008
bird- Lament
| inviato da questionedigenere il 8/11/2008 alle 12:7 | |
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3 novembre 2008
Il Riformista: parla l'autrice del Maometto in rosa

Maometto ama le sue donne. Ne apprezza la sensualità, ne gode i piaceri, perdendosi tra le loro braccia. Dodici amanti, tra mogli e concubine, arrivano per lui da tutto l’Oriente. Il Profeta le accoglie. “Per strategia politica”, dice. Sherry Jones sceglie di raccontare le sensazioni della terza moglie, la sposa bambina, colei che convolò a nozze ad appena nove anni. “A’isha, l’amata di Maometto” è prima di tutto un romanzo d’amore, nonostante sia stato oggetto di scandalo per musulmani che l'hanno preso di mira un po' in tutto il mondo.In Italia, lo pubblica Newton Compton. «Fu lei la moglie più giovane e amata. Avevano quarant’anni di differenza- racconta l’autrice, che nel romanzo tratteggia profili privati di personaggi universalmente noti, come Maometto, e personaggi meno conosciuti in Occidente, come la stessa protagonista- Secondo la tradizione musulmana, si fidanzò con lui a 6 anni. Gli studiosi non concordano sulla sua reale età e su quando gli si sia concessa fisicamente. Tuttavia non vi è alcun dubbio sul fatto che inizialmente il matrimonio rappresentasse un’alleanza politica, prima di tutto». Siamo nell’Hijaz del settimo secolo, nell’Arabia Saudita occidentale non lontano dalla costa del Mar Rosso. Il romanzo si apre con un tuffo nei colori e negli odori dell’Oriente, siamo dondolati dal vento del deserto, persi nelle oasi lussureggianti mentre: dalle labbra di un uomo, inifluente fino a quarant’anni, sta nascendo una religione destinata a diventare una delle più diffuse al mondo. È un flashback a rapirci: la giovane sposa è fuggita, ha scelto di lasciare tutto per seguire Safwan, il vero amore, l’antico compagno di giochi. Vuole mescolarsi tra i beduini selvaggi, perdersi tra le enormi dune di sabbia, senza velo, senza restrizioni: A’isha. Ti penso tutto il tempo- le confessa il giovane, ad un passo dalle sue labbra- Non riesco a smettere! È come se avessi una febbre e stessi delirando… Devo averti Aisha. Vieni via con me. Sembra che il destino dell’Islam sia nelle mani, e nel cuore, di una giovane sposa, educata per diventare consigliere politico, guerriera, studiosa di lettere e religioni, moglie di uno degli uomini più carismatici mai vissuti. Sarà una lunga notte per lei, combattuta tra vecchi desideri e i doveri del nuovo status. Sullo sfondo restano i tormenti di Muhammad, Maometto, perso nel dolore personale più che preoccupato dello scandalo che sta per abbattersi su tutti loro. A’isha tornerà, già alla fine del primo capitolo, perché l’amore non è quello che senti, ma quello che fai. Vuole essere degna del ruolo che Allah le ha destinato, il compito di ricordare al Profeta l’impegno assunto verso le donne: “Maometto era un visionario, con il pallino di una nuova comunità nella quale tutti sarebbero stati uguali, occupandosi gli uni degli altri, amando Dio. Inorridiva nel vedere la crescente disparità tra poveri e ricchi in una Mecca sempre più commercialmente florida. Era un rivoluzionario. Era un uomo attraente e carismatico, conteso tra la gelosia delle sue donne». Figure femminili che nel libro appaiono tutt’altro che sottomesse: “Sull’emancipazione femminile, fu costretto a un compromesso, i suoi seguaci maschi si ribellavano all’idea di uguaglianza. Le prove storiche dicono che sarebbe andato molto al di là, se fosse dipeso solo da lui. Del resto – aggiunge la Jones- si rivolgeva loro per consigli politici. Le incoraggiava – soprattutto A’isha – a rivelare liberamente ciò che pensavano. Le ammise nel ristretto gruppo dei consiglieri, i suoi Fidati: diede loro diritti di cui prima non godevano, come quello all’eredità. Qualcosa di molto progressista, considerando che le donne americane non avranno questo diritto fino alla svolta del 20mo secolo». A’isha ha fatto scandalo, ma sarebbe stato diverso se avesse raccontato la Vergine Maria come una guerriera sensuale tormentata da un grande amore?: «Che Idea!! Sarà il mio prossimo libro».
| inviato da questionedigenere il 3/11/2008 alle 12:40 | |
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3 novembre 2008
3novembre
Tu me acostumbraste a todas esas cosa Y tu me enseñaste que son maravillosas Sutil llegaste a mi como la tentación Llenando de inquietud mi corazón Yo no concebía como se quería En tu mundo raro, y por ti aprendí Por eso me pregunto al ver que me olvidaste Por que no me enseñaste cómo se vive sin ti Sutil llegaste a mi como la tentación Llenando de inquietud mi corazón Yo no concebía como se quería En tu mundo raro, y por ti yo aprendí Por eso me pregunto, al ver que me olvidaste Por que no me enseñaste cómo se vive sin ti? Por que no me enseñaste cómo se vive sin ti? Por que no me enseñaste?

| inviato da questionedigenere il 3/11/2008 alle 0:1 | |
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29 ottobre 2008
diceva ulisse, chi mo ffa fa'? sarà la strana idea di libertà...
Il locale, chiattillo come pochi, c'era perfino l'intostata del Grande Fratello, in cappotto lungo e scarpe bianche, con l'arteteca, per paura che qualcuno non l'avesse notata. Ciononostante...
ah, molesta molesta l'idea che si presta alla voglia di vederti di nuovo...
| inviato da questionedigenere il 29/10/2008 alle 1:56 | |
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23 ottobre 2008
ALfredo ALfredo
da giocare sulla ruota di roma, 90 la Meraviglia...
| inviato da questionedigenere il 23/10/2008 alle 18:23 | |
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23 ottobre 2008
...
c'è un passaggio segreto tra te e me .
| inviato da questionedigenere il 23/10/2008 alle 2:13 | |
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17 ottobre 2008
for debby
| inviato da questionedigenere il 17/10/2008 alle 20:22 | |
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15 ottobre 2008
fiabe
c'è un agrumeto, nascosto dietro un portone di corso garibaldi...
| inviato da questionedigenere il 15/10/2008 alle 18:32 | |
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11 ottobre 2008
madri
Riconosco specie di madri a prescindere: la resa evidente di proprietà fisiologiche di genere. Riconosco madri per causa, riconosco madri per scelta, madri per contingenza. So poi dell'esistenza di donne, madri potenziali che si pongono il problema solo quando arriva la persona giusta. L'idea di ritrovare ancora una volta ciò che amerai per tutta la vita sul volto di un altro essere, generato dentro di te. Ricomporre come in un puzzle perfetto i dettagli, riproducendo un amore vecchio eppure totalmente nuovo.
(ma forse, così, è solo tutto più complicato)
| inviato da questionedigenere il 11/10/2008 alle 11:48 | |
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11 ottobre 2008
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Storie di un mal di pancia da terza elementare...
| inviato da questionedigenere il 11/10/2008 alle 11:23 | |
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26 settembre 2008
oggi sul riformista

Dicono sia la risposta a Cuori neri e in effetti potrebbe esserlo, ma l’ultimo libro di Cristiano Armati, Cuori Rossi (Newton Compton), è soprattutto un’immersione nei meandri della memoria. “Una raccolta di storie - racconta l’autore- dal 1944 ai giorni nostri, con grande attenzione alle vicende degli anni Settanta, ma non solo”. Che sia un libro di parte è evidente, l’autore stesso non lo nasconde. Ma quale parte? Tutt’altro che buonista, la selezione di Armati ha compreso protagonisti e vicende controverse, biografie difficili da metabolizzare, sottolineando che il diritto alla memoria è anche qualcosa che non ci piace, nonostante spesso lo si dimentichi. Lo scopo finale è quindi ben diverso dalla volontà di intessere lodi o ritagliare santini. Le cinquecento pagine si aprono con un interrogativo sul ruolo delle forze occulte che, nell’ultimo mezzo secolo, hanno tramato contro le voci impegnate a chiedere dal basso il riconoscimento di diritti fondamentali e il rispetto della democrazia. La soluzione può arrivare un rigo dopo parlando di licenza di uccidere che ha spezzato le vite di donne e uomini, spesso giovanissimi, uniti da una passione vecchia come il mondo […] uguaglianza, libertà, fraternità, o non arrivare per niente, perché l’idea del libro non è dare spiegazioni, ma fornire informazioni. Armati è bravo a delineare il mezzo profilo della narrazione (la sua metà), lasciando chiaramente intendere quella che manca, attento ad emozionare come un narratore, senza trascurare- con minuzia di particolari- date e luoghi. Si restituisce vita a un elenco interminabile di vittime rosse, militanti o simpatizzanti di sinistra uccisi dai neofascisti e dalla polizia. Un folto gruppo di biografie raccolte per “stagioni”, protagonisti che hanno caratterizzato il fenomeno della protesta con il protagonismo di categorie non sempre immediatamente riconducibili a una particolare classe sociale. Si parte dalla Strage del Pane (1944), i braccianti e contadini senza terra e senza niente, l’acciaio in tempo di pace e in tempo di guerra di Terni e le Fonderie Riunite di Modena alla fine degli anni Cinquanta; gli anni Sessanta e “ragazzi con le magliette a strisce”, gli anni Settanta e il nuovo volto della contestazione, le facce del popolo dei “non garantiti”, la “Nuova sinistra” che sceglie un profilo internazionale quando, alla battaglia per il diritti al lavoro, alla casa, allo studio, affianca Cuba l’Angola, la Corea, il Vietnam… Un’enciclopedia di tracce da seguire, che si permette perfino di lasciare scorci sospesi, angoli illuminati su cui altri potrebbero tornare: i suicidi in carcere e gli stupri politici, questi ultimi così vicini a quel mondo femminile che trae dall’esperienza della sinistra una spinta verso l’emancipazione. Si toccano argomenti delicati come gli ideali partigiani, sistemati alla base dei valori nazionali, ma così profondamente scomodi, si accenna al rapporto tra la mafia e il fascismo, ma più di tutto, si torna sulle persone. Vittime spesso non designate di un contesto repressivo che mira soprattutto a punire atteggiamenti, valori e ideali diversi. Nel libro si alternano combattenti impegnati, contestatori, uomini di fede partitica e vittime casuali: “Quest’ultimo gruppo è stata la parte più complessa del lavoro che ho affrontato. Mi rifaccio al poeta Gatto per descrivere come in realtà non ci sia casualità in alcune morti. Egli sosteneva che esistono uomini che hanno in sé un destino di sacrificio. Uomini che si distinguono per impegno, coraggio, coerenza. Lui parlava di Eugenio Curiel, che spesso usciva dalla clandestinità nella quale era protetto per andare a confrontarsi con la gente. Il partigiano, direttore dell’Unità, ha trovato la morte in una di queste uscite. A me è venuto in mente Claudio Miccoli, il giovane pacifista napoletano massacrato a sprangate in una birreria, colpevole di essere intervenuto per difendere un giovane studente sconosciuto”. Ucciso a Piazza Sannazaro nel 1978 perché sulla testa, ha un cespuglio di capelli. E sulle guance scarne del suo profilo ascetico si staglia una barba imponente. Per i fascisti non c’è alcun dubbio: si tratta di una zecca. “Claudio Miccoli mi fa venire in mente Nicola Tommasoli, ucciso a Verona il primo maggio 2008. Questa volta non era la barba ma il codino” conclude Armati.
| inviato da questionedigenere il 26/9/2008 alle 18:57 | |
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15 settembre 2008
101
la luce cambia, l'estate si congeda...
| inviato da questionedigenere il 15/9/2008 alle 16:19 | |
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13 settembre 2008
pioggia
draghetti&jazz...
| inviato da questionedigenere il 13/9/2008 alle 18:27 | |
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12 settembre 2008
prostituzione e ministri
Ogni volta si torna indietro. A volte un passo, a volte una voragine.
La prostituzione è reato, lo ha affermato il Ministro alle Pari Opportunità. Non l’adescamento è reato. La prostituzione. Digressioni sulla proprietà del corpo sono decisamente superflui.
Non sono superflui i discorsi che riguardano lo schiavismo e lo sfruttamento, ma anche la libertà individuale di scelta. Può essere una scelta che non ci piace, ma è una scelta. La libertà a volte può dare la nausea.
Non si torna mai a parlare di sfruttatori: limitatori di libertà, schiavisti, assassini pericolosi delle scelte individuali. Se non quando delle vite stesse. E' sempre più facile condannare il più debole.
| inviato da questionedigenere il 12/9/2008 alle 19:48 | |
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22 agosto 2008
libertango
| inviato da questionedigenere il 22/8/2008 alle 11:56 | |
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11 agosto 2008
Ra11
La luce cambia. L'estate si congeda.
| inviato da questionedigenere il 11/8/2008 alle 16:37 | |
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7 agosto 2008
...
Era il momento migliore. Era il momento peggiore. Dickens

| inviato da questionedigenere il 7/8/2008 alle 20:22 | |
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29 luglio 2008
azzurro - paolo conte
questa mattina in treno credo d'averne colto il senso. Il mio almeno. Il treno dei desideri va all'incontrario...perché lei è un ricordo del passato, il suo amore perduto...

| inviato da questionedigenere il 29/7/2008 alle 23:58 | |
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12 luglio 2008
menta
per una canzone nata stanotte, urania ha il suo fiore.

| inviato da questionedigenere il 12/7/2008 alle 12:37 | |
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29 giugno 2008
il mare stanotte
Un attimo fa il suono d'avviso di una nave. Credevo d'aver sentito male. Poi l'ho risentito. Tre volte. Come tanti, spesso domentico che il mare di Napoli va da Pozzuoli al Vesuvio. E quindi anche qui, dietro casa mia.
| inviato da questionedigenere il 29/6/2008 alle 2:54 | |
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